domenica 20 novembre 2011

Lo zen e l'arte dell'economia



Lo zen e l'arte dell'economia


Presentazione della rubrica
Diversi libri associano lo zen a una qualche pratica, in maniera seria o ironica: dal tiro con l’arco, alla manutenzione della motocicletta, al sesso. A volte si tratta di opere che cercano di insegnare una particolare attività; in altri casi, la disciplina raccontata è un mezzo, più che un fine. Per alcuni commentatori si tratta, sovente, di accostamenti improponibili, errati, irriguardosi. Forse è vero. E mettere insieme economia e zen può essere assurdo! Forse, però, un senso ci può essere. I motivi per cui ho scelto questo accostamento sono molteplici: gioco, affetto, sostanza. 

In quanto economista ho imparato e continuo a imparare molto da studiosi e autori che più o meno direttamente si ispirano all’oriente, ad esempio Simone Weil o Gregory Bateson. Lo zen spiega bene l’apprendimento, la nascita dei desideri, la natura inconsapevole di molte capacità e desideri, la tendenza a leggere il mondo in un determinato modo, piuttosto che in un altro. Sempre più gli economisti si pongono il problema di studiare le persone, le regole che queste seguono, le abitudini, le capacità… Allora mettere insieme scienza economica e zen può non essere così assurdo e anzi d’auspicio per una sempre maggiore attenzione, da parte di questa disciplina, agli aspetti che motivano le persone e ai relativi effetti.
Gregory Bateson, 1904-80. Fonte: www.earthzine.org

L’ironia e i problemi irrisolvibili informano, del resto, lo zen, che li utilizza come strumenti per comprendere il mondo … e quanti paradossi, anche se involontari, ci sono nei modelli economici, nella assurdità di alcuni risultati, teorici o reali, nella discrepanza tra la teoria e la realtà!



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4 commenti:

  1. marioina bertini06 gennaio 2012 10:11

    E' triste che autori grandissimi come Bateson siano sottoposti alle fluttuazioni imperscrutabili delle mode culturali : per un decennio tutti ne parlano, poi parlarne non è più trendy , e i begli adelphoni finiscono in seconda fila nella libreria di casa. E' uno dei fenomeni più difficili da contrastare.

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  2. Concordo ... tra l'altro proprio in questi giorni ho avuto modo di vedere quanto sia sconosciuto anche tra gli psicologi accademici ... forse è troppo complesso e ci vuole troppo tempo a capirlo?

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  3. mariolina bertini21 gennaio 2012 19:13

    Mha, quand'era di moda Lacan lo leggevano tutti, anche se non si capiva praticamente niente. E' che andare contro le mode culturali è ancora molto più difficile che far calare lo spread.

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  4. e poi ci son quelli che non capiscono... orazio.

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