sabato 21 gennaio 2012

Elogio degli e-book?



Lo zen e l'arte dell'economia


Nuove tecnologie, parole e librerie

Fruttero e Lucentini, anni fa, raccontavano che in alcune occasioni, se necessario per leggere con maggiore comodo, capitava loro di tagliare i libri, in modo da ridurne ingombro e peso: nessun rispetto formale per l’oggetto cartaceo. Eppure, per molte persone, il volume ha il suo fascino irrinunciabile. Il piacere della lettura sembra inscindibile dal supporto che la rende possibile. Uno dei personaggi di Joyce, ne I morti, ama sfogliare le pagine appena stampate, più che leggerle: dal piacere delle parole al feticismo per la carta?
La teoria economica utilizza i libri per esemplificare l’idea della discriminazione dei prezzi. Una persona pagherebbe dieci euro per un libro; un’altra sarebbe disponibile, al massimo, a spenderne cinque. Il venditore vorrebbe far pagare a ciascuno la cifra più alta possibile. Come fare, però, a vendere uno stesso prodotto a prezzi diversi? La risposta è semplice: si propone una prima versione del libro ben rilegata, e ad un prezzo elevato. Chi è disposto a pagare quel costo, lo comprerà senza problemi. Dopo qualche mese arriverà una versione economica, ad un prezzo più basso, per chi vuole leggere quel testo, ma spendendo meno. In fondo, per l’economia, il prodotto è lo stesso: il contenuto del libro, le sue parole, la storia che racconta. Quando si spiega questo esempio, a lezione, qualcuno non è d’accordo: sono due prodotti diversi, in realtà. La forma cartacea non è irrilevante. Il libro non è solo fatto delle parole che contiene.
The Dead in formato epub
Queste riflessioni sui libri – o meglio, sulle persone, sulle loro preferenze, sul modo in cui si vivono le esperienze – mi sono state suggerite da Elogio degli E-book. Manifesto dell’autopubblicazione, di Mauro Sandrini (Homeless Book, Faenza, 2011), un racconto di quale mondo sarà, quello in cui la forma cartacea del libro non sarà più indispensabile.
Cosa succederà quando la possibilità di auto-pubblicare renderà tutti potenziali scrittori? Sarà veramente più facile essere letti? Perché se sarà semplificata l’auto-pubblicazione, rimarrà il problema di essere scelti tra tutti gli scrittori. Già oggi, sostiene qualcuno, basta un blog per mostrare al mondo quanto si vale … ma nessuno sa prevedere e capire i blog di successo e sovente non basta il talento per diventare casi di successo.
Un'anteprima del saggio
Il nome dell’editore è da sempre un aiuto per chi legge. La facilità di procurarsi copie pirata potrebbe, però, rendere poco vantaggiosa questa attività, lasciando spazio alle piccole librerie, capaci di orientare e far incontrare scrittori e lettori. Come per i musicisti, il reddito arriverà da questi concerti di parole, più che dalla vendita delle copie del prodotto artistico? Oppure, potrà continuare a scrivere solo chi ha un altro lavoro?
Non so quanto le previsioni del libro si avvereranno. Sono, in generale, convinto che il futuro non sia anticipabile (per fortuna). Faccio, però, un lavoro – il ricercatore universitario – in cui si deve o almeno si vuole, cercare di prevedere cosa avverrà. Si tratta di un esercizio utile, anche solo per rendersi conto di quanto il mondo sfugga ai nostri schemi. In alcuni casi la previsione ha, però, un altro ruolo: serve a creare quel futuro che cerca di anticipare. Questo libro ne è un esempio perché, in fondo, nell’immaginare quello che sarà, prova a dare forza ad un progetto, in parte già reale negli esempi illustrati, dove la parola scritta torna ad essere lettura, racconto e quindi condivisione.



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2 commenti:

  1. mariolina bertini21 gennaio 2012 19:02

    E' verissimo che il futuro non è anticipabile. Quando guardiamo i film di fantascienza degli anni '50 e '60 del secolo scorso , ci passano sotto gli occhi un'infinità di tapis roulant, piccole macchine volanti e signore con tunichette stile antica Roma, ma niente che somigli , neppur lontanamente, a un cellulare o a un computer . Dunque credo che sia abbastanza ingenuo costruire previsioni a lungo termine sul futuro degli e book, che magari nel giro di pochi anni saranno soppiantati da qualcosa che ora non siamo in grado di immaginare, come Bradbury non sarebbe stato in grado di immaginare un I Pad .

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  2. Non è crudele (e un tantino città-centrico) costringerci a scendere in pianura, fino alla prima edicola che vende L'Indice (prodotto quintessentially di nicchia), quando ci potremmo (anche) abbonare all'edizione elettronica (come facciamo con la NYRB)?

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