venerdì 16 marzo 2012

Il self-publishing: la primula rossa dell'editoria


Il profumo
 degli ebook


Una rivoluzione... dei tempi di Gutenberg   

Nella primavera editoriale del 2012 è facile scorgere una primula rossa che spunta ovunque negli eventi dedicati agli appassionati dei libri: è il self-publishing. Quest’anno, infatti, ogni volta che si parla di libri si affronta anche questo argomento. Lo si è fatto nei giorni scorsi a Roma a Libri come (Festa del libro e della lettura, organizzata da Radio Tre), accadrà a ByeByebook (Gli ebook, il self publishing e il futuro dell’editoria, Empoli) il prossimo 24 marzo con il primo evento nazionale dedicato al self-publishing e poi ancora a Roma il 27/28 aprile con Librinnovando (3) e, infine, dal 10 al 14 maggio maggio al Salone del libro di Torino (10-14 maggio). Se ho ragione non si tratta solo di una rondine a primavera, ma dello stormo che precede la tempesta.

A volte, improvvisamente, il vecchio assume le forme del nuovo e dell’inatteso. È sufficiente un piccolo cambiamento, e mutano scenari dati per scontati da sempre. In questo caso il cerino che accende la miccia è quello dell’autopubblicazione e della sua rinascita in seguito all’arrivo dei libri elettronici.
Di per sé l’autopubblicazione non rappresenta nulla di nuovo. La possibilità di pubblicare in autonomia la propria opera risale a Gutenberg. La figura dell’editore, all’inizio inesistente, scaturisce proprio dal rapporto diretto fra autore e stampatore; un rapporto che solo successivamente viene mediato prima dai commercianti di libri e poi dagli editori. Da allora fino a oggi l’autopubblicazione è sempre esistita. I suoi momenti più felici hanno coinciso con quelli più terribili della storia: quando restava l’unica possibilità per divulgare le proprie idee. Sono stati i giornali clandestini e i fogli carbonari a costruirne la mitologia. C’è una ragione se durante la clandestinità il self-publishing aveva successo: la promozione era legata alla passione dei singoli che diffondevano le opere tra compagni fidati, persone dalle forti affinità, qualcosa di più del senso di appartenenza a una community virtuale. Sono i compagni della carboneria, dei partigiani di ogni tempo, cui si affidavano i testi ciclostilati in proprio per la propaganda. In tempi normali, invece, l’autopubblicazione è stata quasi sempre una scelta residuale degli esclusi dal mondo ufficiale dell’editoria tradizionale. Il suo limite maggiore è stato, fino a ieri, l’impossibilità di raggiungere i lettori. L’accesso al canale di distribuzione, le librerie, era appannaggio dei grandi attori che ne concentravano l’uso escludendo quelli minori e, in particolare, gli autori autopubblicati. Con l’arrivo degli ebook quel che cambia è proprio questo: i canali distributivi sono – per ora – aperti a chiunque.
La vera novità è che i futuri padroni dell’industria editoriale, gli store e le piattaforme di distribuzione, consentono a chiunque di accedere ai lettori. È questa la vera rivoluzione che scompagina gli equilibri storici dell’editoria, non la moda tecnologica dei dispositivi di lettura degli iPad e degli e-reader; è il cambio di paradigma, il passaggio irreversibile che trascina con sé non solo il mercato dei libri e i destini degli autori, ma le stesse modalità di formazione e divulgazione del pensiero nella nuova società.

Fonte: llbookreview.com
Non è tutto oro quel che luccica, però. Se l’accesso ai canali distributivi diventa possibile a chiunque, questo implica l’eliminazione di ogni filtro e l’aumento esponenziale delle opere pubblicate. Anche il criterio di selezione determinato dal mercato editoriale attuale è destinato ad essere rivisitato. In particolare viene meno la sua unicità. Il nuovo che avanza, per ora, non offre alternative, e al fianco del criterio di selezione conosciuto non compare null’altro che il caos, l’overload informativo. Proprio perché non è tutto oro quel che luccica è bene tener presente che il self-publishing sarà sia il motore di innovazioni democratiche nel mondo editoriale, sia una delle cause principali dell’aumento dell’entropia complessiva nel sistema della produzione culturale. Non è affatto vero, come sostiene un guru del pensiero digitale come David Weinberger che l’overload informativo è un problema degli anni ’90. L’overload è IL PROBLEMA della vita quotidiana di molti noi oggi e di quasi tutti nei prossimi anni. E gli ebook, e il self-publishing, lo amplificheranno. Chi difende le prospettive che si aprono non può contraddire se stesso rinnegando l'implicazione principale di questi fenomeni: la difficoltà crescente di scegliere cosa leggere nel nuovo contesto culturale. Una difficoltà che investe in primo luogo il lettore. La sfida prossima ventura per l’editoria digitale (ovvero per tutta quanta l'editoria) sarà quella di offrire criteri di discernimento socialmente riconosciuti come utili e non quella – già vinta – dei mezzi tecnici per la lettura digitale.

Fonte: StayOutOfSchool.com
Riducendo le barriere d’accesso alla distribuzione aumenta il caos. A meno che… a meno che nuovi criteri di selezione si affianchino a quelli offerti dalla struttura di mercato attuale. A meno che un nuovo ordine emerga da alleanze inedite fra autore e lettore e dai lettori che si incontrano tra loro, magari con esperienze come quelle appena nate di social reading o antiche come i gruppi di lettura. Mille comunità autorganizzate per produrre nuovi significati a partire dal testo e dalle riflessioni che suscita. Ma questo è una altro tema grande. Che in questo post non ci sta. In attesa di approfondirlo in futuro è interessante capire cosa che pensano i lettori dell'Indice del self-publishing. Lo spazio per i commenti è qui per questo.


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3 commenti:

  1. Decisamente, Mauro, il self-publishing, nell'idea che in Rete c'è posto per tutti, avrà una crescita esponenziale. Incontro risorse creative e di qualità ogni giorno, nei blog, nei SN e quella del self-publishing può essere una grande opportunità per molti emergenti di farsi conoscere, di raggiungere, con gli e-book, potenziali lettori.

    Ed è inevitabile che le nuove modalità di apertura dei canali distributivi per accedere ai lettori, influenzeranno anche la generazione e il trasferimento di contenuti e le relazioni che si instaurano tra questi ultimi e coloro che li consultano in Rete, tra aggregatori e motori di ricerca.

    La frammentazione dell'informazione (anche come fatto temporale, nelle molte fonti e nei molti canali) e l'eccesso, la ridondanza di elementi e significati per assenza di filtri, aumenta il caos. Un effetto caotico in cui il lettore si trova a dovere e sapere scegliere tra contenuti e contenuti di qualità.

    Allora, per deframmentare, occorre comprendere i nessi tra i vari frammenti, costruire un filtro personale e considerare questo caos, un caos creativo, come sottolinea Sergio Maistrello (Io editore, tu Rete): "Ciò che fa la differenza tra il caos e il senso sono i percorsi individuali di ciascuno di noi. Ognuno sceglie le sue destinazioni; valuta ciò che trova in funzione delle proprie necessità e dei propri gusti; ne trattiene l’essenza oppure lo abbandona al suo destino".

    E naturalmente, c'è da auspicarsi , come tu stesso sottolinei nel tuo interessantissimo articolo, che "un nuovo ordine emerga da alleanze inedite fra autore e lettore e dai lettori che si incontrano tra loro"

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  2. Prima il mondo dell'editoria decideva cos'era interessante o no per i lettori avere fra le mani. E le analisi di quale libro non sarebbe troppo rischioso finanziarmente pubblicare, queste analisi non si sono sempre rivelate giuste.
    Il selfpublishing permette di spalancare finestre per gli autori non-ancora pubblicati... Ci sono vari modi di autopubblicare il proprio libro oggi: http://www.scoop.it/t/ebook
    "Ognuno sceglie le sue destinazioni" scrive Sergio Maistrello (grazie @Lavinia Pucci per questo commento interessante). Ognuno dovrebbe poter scegliere e trovare facilmente la sua "tribu" (cf Seth Godin).
    ... Il nuovo ordine E'. E' già qui.

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  3. Ancora non mi sono fatta un'idea precisa sul self-publishing, ed oggi il tuo post ha contribuito ad offrirmi nuovi spunti di riflessione. Da lettrice confermo che vivo quotidianamente il problema dell'overload informativo e mi rendo anche conto che l'universo delle possibilità in digitale non farà altro che accentuare il problema. Di sicuro mi sento di dire che demonizzare il self-publishing etichettandolo come "roba di scarsa qualità in quanto grazie al denaro ognuno pubblica quello che vuole" mi sembra altrettanto sbagliato(pensiamo alle porcherie che vengono pubblicate nei circuiti tradizionali perché scritte da personaggi "famosi" per esempio). Perciò mi fermo in paziente attesa a vedere che accade e magari mi autopubblico qualcosa! ;-)

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