venerdì 30 marzo 2012

Literary ReWeb: Mangialibri




Literary
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Mangialibri: leggi come mangi
  
Il blog dell’Indice: Per il nostro viaggio nel web letterario intervistiamo oggi David Frati, che coordina la rivista online Mangialibri. Logo con un sandwich farcito di pagine, otto sezioni per un panorama intelligentemente ampio (Recensioni Libri, Autori, News & Interviste, Poesia, Fumetti, Bambini & Ragazzi, Libri in Edicola, Contatti & Servizi), in Home uno stralcio dell’ultima intervista presentata (a Jane Harris) e le copertine degli ultimi libri recensiti. Nonché, in calce, le Top 5 del mese articolate in tre serie: i più belli, i più brutti e i più cliccati. David, raccontaci come è nato Mangialibri e con quale progetto.
D.F.: Mangialibri nasce nel dicembre 2005: inizialmente si trattava del mio blog personale, e solo dal 2009 è un progetto collettivo (ormai siamo quasi in 90, sparsi in tutta Italia, dal Friuli alla Calabria). L'idea di base è mettere su un grande magazine generalista dedicato al mondo dell’editoria: con un approccio ‘professionale’, quindi (uso le virgolette non a caso), puntando però su alcune sostanziali novità nel modo di occuparsi dei libri e di quello che ci gira intorno. Vedi, io vengo da una famiglia molto umile, sono il primo membro della famiglia con la passione per la lettura e la scrittura, e tutt’oggi vengo guardato dai parenti come uno non tanto a posto con la testa, uno ‘strano’. Come tutti gli autodidatti della lettura, ho avuto e ho un approccio del tutto privo di pregiudizi alla lettura: i pregiudizi nascono da un clima culturale, da un background sociale, da dei modelli, da un percorso di consigli di lettura da parte dei genitori, per dire. Tutte cose che non ho avuto, perché ho fatto da solo. E dal basso della mia naïveté mi domando e vi domando: perché in campo cinematografico è considerato 'cool' anche dalle élite intellettuali avere e dichiarare una passione per i B-movies e invece in campo letterario se qualcuno si azzarda a dire che gli piacciono i B-book viene crocifisso? Siamo sicuri che un bel romanzo sui vampiri o sui pirati non abbia più dignità dell'ennesimo epigono dello scrittore 'must' del momento? Noi di Mangialibri siamo sicuri che ce l'ha. Il nostro approccio è aperto alle novità, goloso, mai snobistico, allergico ai pregiudizi contro la letteratura di genere. Il linguaggio? Iconoclasta, ironico, pop, popolare - talvolta popolano. Non a caso il logo di Mangialibri è un panino. Ma non una baguette parigina, di quelle che finiscono sotto le ascelle di gente raffinata che gira in biciletta lungo la Rive Gauche, bensì una di quelle che a Roma chiamiamo ‘rosette’, cioè un panino da muratore, da operaio, ripieno solo incidentalmente di pagine di libri anziché di sarciccia – ops, scusate, salsiccia! – e cicoria.

Il blog dell’Indice: Com'è articolato 'logisticamente' il progetto Mangialibri?
D.F.: 
Si tratta di una sorta di implacabile ingranaggio: mano a mano che riceviamo i libri spediti dalle case editrici (una 50ina a settimana, abbiamo una casella postale attivata solo per questo) io li smisto ai vari redattori spedendo pacchetti a mie spese in giro per l’Italia. Abbiamo tutti delle scadenze fisse (in media una decina di giorni a libro, ma c’è chi è più veloce - anche mooolto più veloce - e chi invece ha bisogno di qualche giorno in più) per l’invio di recensioni, e il flusso continuo ci porta a pubblicare recensioni al ritmo di 9-12 al giorno, tutti i giorni. Ciononostante, per motivi aritmetici, non riusciamo affatto a tenere il passo delle novità editoriali. 

Il blog dell’Indice: In ogni caso un ritmo straordinario. E quale seguito di lettori vi sembra di avere, da riscontri diretti (come il dialogo sui post) o indiretti?
D.F.:
Non scendiamo mai sotto le 400.000 visite mensili. Quindi numeri enormi, che posizionano Mangialibri tra le realtà più importanti nel panorama dei siti che si occupano di libri in Italia, forse addirittura al top della classifica se consideriamo i siti generalisti che si occupano SOLO di recensioni librarie e interviste agli autori, senza pubblicare post sulla politica o sulla società. Ma per correttezza e amor di verità non voglio limitarmi a proclami trionfalistici, perché devo amaramente constatare che lo spirito ‘popolare’ e la nostra proverbiale disponibilità a recensire narrativa di genere che ci permette di attrarre una fetta così importante di pubblico – quella guarda caso trascurata da tutti i lit blog italiani - diventa a volte una sorta di tallone d’Achille in questa nostra realtà culturale snobistica, elitaria e autoreferenziale. Perché? Perché in Italia per ‘esserci’ e contare devi limitarti a recensire scrittori italiani tra i 30 e i 45 anni, quell’élite per capirci che si auto-recensisce a turno monopolizzando le pagine culturali dei quotidiani, delle riviste e dei blog di tendenza. Se invece intervisti e recensisci Wilbur Smith, dico per dire, sei un parvenu, un fanzinaro, un apostolo del trash. Peccato che Wilbur Smith (che peraltro è uno scrittore che non amo affatto, sto facendo un discorso giornalistico, non difendendo i miei gusti letterari personali) venda moltissimo e interessi al popolo dei lettori immensamente. Insomma per farla breve se sei popolare, agli occhi di ‘quelli che contano’ diventi subito nazionalpopolare e quindi volgare, anche (anzi, soprattutto) se fai centinaia di migliaia di impression al mese.

Il blog dell’Indice: Vediamo che proponete anche diversi servizi promozionali, per scrittori, editori eccetera: come si è evoluto questo fronte di offerta?
D.F.:
Non si è evoluto, anzi direi che si è involuto. Anche qui, con estrema sincerità devo sottolineare che l'advertising editoriale sta attraversando una crisi drammatica, è molto difficile trovare sponsor anche applicando tariffe da fame. La mia esperienza riflette in tutto e per tutto il dibattito che (a ben altri livelli) sta imperversando nel 'giro dei libri' in queste settimane: sembra che l'unico target disposto a investire denaro siano gli aspiranti scrittori (preferibilmente i meno talentuosi). Moriremo tutti vanity press? Io ancora non voglio rassegnarmi a questo destino, ma i segnali che vedo attorno a me - ai massimi livelli - sembrano dire il contrario.

Il blog dell’Indice: Che mi dici del rapporto con nuove tecnologie, con gli ebook?
D.F.:
Non puoi certo presentarti come bastione della cultura pop e fare lo schifiltoso con le nuove forme editoriali e i nuovi device. Siamo sin da subito scesi in campo a favore della diffusione degli ebook, con articoli informativi e interviste ai massimi protagonisti di questo nuovo ambito editoriale, ma abbiamo ricevuto un'accoglienza non sempre entusiasta tra i nostri lettori, tutt'altro. Il mercato digitale vede l'Italia agli ultimi posti, ai livelli dei Paesi in via di sviluppo (anzi, superata anche da molte realtà sudamericane o africane grazie a programmi di intervento educazionale come Worldreader), ed è ancora molto diffuso un atteggiamento di diffidenza se non di disprezzo per gli ebook. Mi domando perché tanto amore sviscerato per l'oggetto libro (che ovviamente io non manderei affatto in pensione, ma affiancherei per comodità alla sua versione digitale in ambiti quali l'editoria scolastica e professionale oppure le edizioni economiche - rendendole assai più economiche, s'intende) non si traduca in un maggior numero di copie cartacee vendute. Personalmente, tutti i forti lettori che conosco hanno anche - e sottolineo anche - un ereader e lo usano volentieri per leggere più di prima.

Il blog dell’Indice: La digitalizzazione dell'editoria dà troppo spazio al self publishing?
D.F.:
Sì, sta inesorabilmente succedendo proprio questo: del resto è già successo qualcosa di molto simile con l'ascesa del web come palcoscenico per la scrittura e il boom dei blog, anni fa. Quando ero un ragazzo, l'unico modo di essere letto era scrivere su un quotidiano o una rivista, o pubbliocare un libro. Entrambe le cose erano difficilissime, l'accesso era quasi impossibile. Siamo nell'era dell'open access, con tutti i pro e i contro: dopo il giornalismo - che nella accezione di una volta è ormai un fenomeno residuale, come i contratti giornalistici - e la musica, ora tocca alla fiction letteraria diventare alla portata di tutti. Meglio? Peggio? Tutto sommato è inutile domandarselo. Sarebbe come chiedersi se l'acqua è fredda mentre uno tsunami sta abbattendosi su di noi.

Percival Everett
Il blog dell’Indice: Domanda di rito, visto che anche L'Indice è una rivista che parla di libri: puoi segnalarci tre titoli recenti che abbiate trovato di particolare interesse, e per quale motivo?
D.F.: Per non smentire quanto detto prima, eviterò con cura di citare il tipo di libri che si citano abitualmente in questi casi, i libri à la page nel nostro ambiente o quelli di cui si parla sui supplementi letterari dei quotidiani, e ti segnalerò titoli probabilmente sfuggiti ai più. Abbiamo trovato particolarmente affascinanti per esempio la riscoperta de La notte dell’uccisione del maiale dell'ungherese Magda Szabó operata dalla piccolissima casa editrice Anfora, la ristampa per Zandonai di Dolodi, capolavoro di quello Stelio Mattioni che nientepopodimenoche Italo Calvino definiva "uno scrittore eccezionale". E infine ci tengo a segnalare a chi dei vostri lettori non lo conoscesse l'immenso Percival Everett, secondo me il più grande scrittore statunitense contemporaneo, pubblicato in Italia da Nutrimenti (e nel caso del suo romanzo d'esordio da Instar Libri). Non è solo la voglia di distinguermi dagli altri a spingermi a dare questi consigli un po' bizzarri, intendiamoci, ma anche il piacere di sottolineare quanta roba buona pubblicata da piccoli editori passi sotto silenzio o quasi. Cari lettori italiani, non limitatevi ai prodotti delle major (pur spesso validissimi), cercate di andare oltre! Non ve ne pentirete.

(intervista rilasciata il 22.3.2012)


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5 commenti:

  1. Bel lavoro, ma non sono riuscita a capire in quale ordine siano elencati gli autori nella sezione "02 - Autori" del Mangialibri.

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    1. Grazie del complimento Bette. Quanto all'ordine, un semplice e brutale ordine di realizzazione della biografia, non c'è un criterio per così dire "filosofico". Come per le recensioni, man mano che mangiamo, scriviamo, man mano che scriviamo pubblichiamo! :)

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    2. Così la stupenda lettrice è costretta a scorrere tutta la lista, per intero, prima di essere sicura che un certo autore sia o no presente.

      Non è bello, per la stupenda lettrice, anche senza scomodare la filosofia (dentro o fuori delle virgolette).

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  2. Beh, c'è una comoda stringa "Cerca" in tutte le pagine del sito a disposizione di tutti gli stupendi lettori... ;-)

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    1. Ah, ma non è la stessa cosa. Danno due risposte diverse.

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