Intervista ad Antonio Tabucchi del 14 novembre 1993, prima di Italia Portogallo, su "Tuttosport".
Esiste un filo conduttore per leggere Italia-Portogallo in maniera diversa, diciamo letteraria-calcistica: un'interpretazione che ci viene offerta da Antonio Tabucchi, il miglior scrittore contemporaneo a detta di molti critici, militanti o meno.
Ed è noto il legame che unisce Tabucchi con cultura, terra, uomini e cose del Portogallo, a tal punto da aver scritto un romanzo, bellissimo, in portoghese (Requiem).
Ed è noto il legame che unisce Tabucchi con cultura, terra, uomini e cose del Portogallo, a tal punto da aver scritto un romanzo, bellissimo, in portoghese (Requiem).
| Antonio Tabucchi, 1943-2012 |
Nessuno, dunque, meglio di Tabucchi potrebbe introdurci alla magia, non soltanto tecnica, di una partita che, per tanti motivi, ha assunto una connotazione speciale: vuoi per il richiamo alla tradizione, vuoi per la presenza di due fantasisti del pallone (Roberto Baggio e Futre), vuoi per l'incanto, unico, di una sfida diventata, all'ultimo atto, decisiva.
E Tabucchi sa di calcio. È un appassionato: per averlo praticato da giovane e per seguirlo, con assiduità e competenza, attraverso quotidiani e televisione.
A.T.: Mercoledì sono a Roma, ma rinuncerò a tutti gli impegni per assistere alla diretta della partita. Tiferò per l'Italia, certo: anche se da un punto di vista affettivo sono legato al Portogallo.
D.P.: Tabucchi, ai portoghesi non è riuscita l'impresa di segnare quattro gol all'Estonia.
A.T.: Ho visto la sintesi dell'incontro. La prima cosa da dire è che il Portogallo è stato sfortunato, poteva benissimo realizzare cinque reti. L'Estonia si è dimostrata una piccola squadra, molto modesta. I portoghesi sono apparsi un po' confusi, arruffati.
A.T.: L'Italia come squadra è sicuramente migliore: dal punto di vista della lucidità, della prestanza atletica. I portoghesi si sono modernizzati: velocità e pressing, ma nel modulo la nostra Nazionale è superiore. I nostri avversari presentano individualità di spicco: Futre, che è un grossissimo giocatore, Rui Barros, che è un ottimo elemento. In attacco noi siamo di gran lunga più bravi. E Futre non può competere con Roberto Baggio, un asso che è in grado di risolvere qualsiasi partita.
D.P.: Le piace Arrigo Sacchi?
A.T.: Sì, è molto intelligente. Cerca di adattare i giocatori al modulo, arrivando persino a rinunciare ai fuoriclasse. Soltanto di Roberto Baggio non può fare a meno. L'allenatore azzurro ha cambiato la Nazionale attraverso la zona, anche se ripete un po' troppo gli schemi già visti con il Milan.
D.P.: Qual è il calciatore azzurro che predilige?
A.T.: Roberto Baggio. Lo trovo un fuoriclasse: dotato di un ottimo tiro, può frantumare qualsiasi schema per inventarsi, o inventare per i compagni, un gioco. Merita il Pallone d'Oro.
D.P.: Il nostro calcio sembra nutrire una certa diffidenza nei confronti dei giocatori portoghesi: è arrivato Rui Barros, arriverà Futre. In un gran mare di stranieri giunti da ogni anfratto, non sono decisamente pochi?
A.T.: Italia e Portogallo sono due Paesi che riescono a restare poco in contatto tra di loro. I portoghesi, pur cercando di allestire squadre a nostra imitazione, preferiscono non vendere e acquistare stranieri. Con la fortuna di poter usufruire dei giocatori delle ex colonie. Tra questi, in passato, ricordiamo i formidabili Eusebio e Coluna.
A.T.: Potevo far perdere anche il Milan. ma i rossoneri solo di recente hanno conquistato, ad esempio in Porrtogallo, grande notorietà. La Juventus, che i portoghesi chiamano "Giuventus", è sempre stata conosciuta in tutto il mondo.
D.P.: Ha scritto, sempre ne L'angelo nero: "Sai come sono delicati i campioni, giocano sulle punte, sono come le ballerine della Scala": a chi pensava?
A.T.: Ai giocatori che Gianni Brera chiamava "abatini": Rivera e Mazzola. Elementi eleganti, dotati di classe e intuito, ma senza tenuta atletica.
D.P.: Per chi tifa, Tabucchi?
A.T.: Per il Pisa e la Fiorentina. Due tifoserie accanite, una contro l'altra. A Pisa, i miei amici pisani mi ritengono un avversario; a Firenze, gli amici fiorentini mi considerano un pisano.
D.P.: Ma è davvero possibile la pace tra Juventus e Fiorentina?
A.T.: Bisognerebbe farla. Il malanimo e la cattiveria hanno spesso rischiato di rovinare belle partite. Dovrebbe cessare l'odio. Io sono inorridito da quei tifosi fiorentini che dimostrano aggressività e crudeltà.
| Kurt Hamrin |
A.T.: E' una domanda che mi mette in imbarazzo. In effetti, una simile assenza è strana, visto che il calcio è lo sport più popolare, più amato dagli italiani riceve l'adesione di molti intellettuali. Io ho fatto qualche piccolo accenno al football in Requiem: il protagonista dà allo Zoppo della Lotteria il giornale sportivo "A Bola" ricevendo in cambio la rivista "Esprit": un episodio divertente.
D.P.: Cosa la indigna del pallone?
A.T.: Il fatto che molte società non siano determinate a eliminare la tifoseria più facinorosa. I club dovrebbero essere i primi a fare piazza pulita dei tifosi che infettano il gioco del calcio. Il giro di miliardi intorno al football gli toglie quella innocenza che io da bambino ho conosciuto, che mi fa rimpiangere un calcio con meno stelle.
D.P.: Tabucchi, lei ha giocato al football?
A.T.: Sì, da ragazzo. Ala destra. E il mio idolo era Kurt Hamrin.
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Grazie Darwin per questo pezzo su Tabucchi e per aver ricordato un piccolo grande calciatore quale e' stato Rui Barros. Noi juventini l'abbiamo dimenticato troppi in fretta.. come abbiamo fatto purtroppo con altri grandi giocatori (Haller e Brady) (in quegli anni di transizione, il portoghese riusci' a fare grandi cose in una delle Juventus meno forti della storia).
RispondiEliminaSperavo che qualcuno ricordasse Rui Barros... concordo anch'io su quanto detto da piepalmi. Ma la seconda stagione juventina del portoghese non fu eccezionale...
RispondiEliminaCaro piepalmi, caro Mario: Rui Barros! E il nome agì! Ricordi di un portoghese piccolo, veloce, dai capelli arruffati, bravo ma non bravissimo, passò come un lampo, con - in effetti - quella sua seconda stagione in bianconero senza eccessiva gloria. Ma resterà per sempre "uno della Juve", come tanti altri giocatori, come tutti i giocatori: Ferioli, Giovannino Sacco, Coramini, Limido, Musiello, Montorsi, non soltanto Sivori, Platini e il mio idolo della giovinezza Petruzzu Anastasi dalla rovesciata proletaria, o Alex Del Piero, Marchisio e Gigi Buffon. Basta una partita per raggiungere un'essenza: meraviglia e poesia del pallone mistero senza fine bello! Colto da profonda nostalgia riprendo in mano Giovanni Arpino e il suo "Azzurro tenebra".
RispondiEliminaL'intervista a Tabucchi mi è piaciuta. Kurre Hamrin l'ho conosciuto quando ero corrispondente di Idrottsbladet da Roma negli anni cinquanta-sessanta, ma vorrei che tu ti decidessi ad aprire un dibttioto sul giornalismo sportivo italiano di oggi:poco informativo, privo di riferimenti tecnici, soltanto pettegolezzi e tifo personalistico. Vuoi un esempio. Una doppia pagina della "Repubblica" di oggi. Un lungo articolo sulla vittoria di Magnini, senza una seria nalisi della gara, presentazione dei concorrenti, prospettive per il futuro. Eppoi un articolo di Coen su Edoardo Mangiarotti, vagamente apologetico senza riferimento al suo rapportp con Christian
RispondiEliminad'Oriola,M. spadista-fiorettista e anche giornalista di se stesso...